Red Cross Book - Intervista a Tsurumaki
The End of Evangelion - Theatrical Program Book
Red Cross Book
Una storia di comunicazione. Intervista a Kazuya Tsurumaki
Ho tradotto questo materiale dalla traduzione dal giapponese all'inglese di Bochan_bird disponibile su Eva Otaku. Se trovate errori o avete suggerimenti, contattatemi pure. L'autore originale, a cui va il mio ringraziamento, mi dà il suo consenso a pubblicare questa traduzione con la seguente nota:
Translated from original Bochan_bird English translation at www.evaotaku.com.
Kazuya Tsurumaki
Regista. Nato il 2 febbraio 1969 nella Prefettura di Niigata, in Giappone.
Il suo lavoro rappresentatovi come animatore è Fushigi no Umi no
Nadia (Nadia - Il mistero della Pietra Azzurra). È stato il braccio
destro del regista Anno e coregista della serie TV Evangelion, dove
ha avuto un ruolo particolarmente attivo nelle ambientazioni di fantascienza.
Tsurumaki ha anche partecipato come direttore della produzione ed art director,
ed assistente per le ambientazioni in vari episodi.
-- Così finalmente Neon Genesis Evangelion è stato completato.
Perché avete deciso di concludere la serie sotto forma di film?
KT- Sì, finalmente è finita. Sinceramente penso che sarebbe
stato meglio che finisse semplicemente con la serie televisiva. Per essere franco,
penso che tutto ciò che è stato fatto dopo sia un lavoro poco necessario,
sebbene immagino che normalmente uno dovrebbe essere contento di veder realizzato
un film sul proprio lavoro.
-- Pensa che il tempo che avete avuto a disposizione per il progetto sia
evidente nel grado di completazza del lavoro finito?
KT - Me lo chiedo... Intendo che sicuramente abbiamo avuto tempo a sufficienza,
ma l'esaltazione psicologica che avevo durante la serie TV non mi è tornata. Mi dispiace
parlare in modo così retrogrado, ma è solo
che il senso di tensione durante la serie TV è stato probabilmente il
migliore della mia vita.
-- Che intende con «senso di tensione»?
KT - Mi sentivo veramente bene verso la fine - dopo aver completato il lavoro
per l'episodio 16, e specialmente dall'episodio 20 in poi. Naturalmente fisicamente
ero stanco morto, ma la mia mente era ancora affilata come un rasoio. Sentivo
che stavo usando le mie capacità naturali al loro massimo potenziale.
-- L'episodio 16 ha impressionato notevolmente, e sembrò indicare
una svolta in Evangelion.
KT - Perché fu il primo episodio in cui apparve l'idea di un disegno
da un punto di vista interiore. [Nota: nell'episodio 16 Malattia mortale,
e poi... (Shi ni itaru yamai, soshite) la parte A consisteva in
scene di azione riguardanti il 12° Angelo, mentre la parte B presentava le
lotte mentali ed emozionali di Shinji nel
suo universo interno dopo essere stato catturato dentro l'Angelo. Per questo
episodio Tsurumaki si è occupato
degli storyboard, della produzione e dell'assistenza all'ambientazione]
-- Avevate previsto di presentare i sentimenti di Shinji in questo episodio
fin dall'inizio?
KT - No. Questo episodio era molto vicino agli episodi 10, 11 e 12, e in
origine doveva essere solo un altro episodio con l'arrivo di un Angelo. Ma,
in mezzo al flusso dei misteri relativi agli Angeli che venivano gradualmente risolti,
abbiamo deciso di inserire un episodio in cui un Angelo sembra avere interesse
per gli esseri umani.
-- Capisco.
KT - La prima bozza del copione prevedeva in realtà un dialogo tra
Shinji e l'Angelo. Ma ci sembrò che avere un Angelo che inizia a parlare
come qualche alieno di pulp fiction (parla dandosi colpetti al pomo d'Adamo) «Il
vostro modo di pensare analogico non è corretto.» interrompesse la crescita
drammatica verso il climax. Così arrivammo all'idea usata effettivamente
in questo episodio, cioè far conversare Shinji con se stesso.
-- C'era una battuta in quel dialogo, qualcosa come «Non possiamo
tessere le nostre vite solo delle cose che ci piacciono...». Era una battuta
piuttosto intensa. Avrei pensato che avrebbe colpito in pieno il cuore degli
appassionati di anime, ma non ci fu quasi nessuna reazione. (ride)
KT - Beh, molta gente non presta molta attenzione al dialogo guardando un anime
in TV. Cioè, sentiamo le parole, ma non ci rimangono nella mente. Anch'io
sono così. Hideaki Anno lo sa, ed ha iniziato ad includere espressioni
che portassero il messaggio agli spettatori in maniera più diretta. Perciò
gli elementi che in qualche modo portavano avanti il messaggio nei confini della
storia sono diventati via via minori, e le espressioni più introspettive
o emotive sono diventate più frequenti.
-- Fino a questo punto, avevate provato ad esprimere lo stesso tema attraverso
ciò che accadeva a Shinji, ma poi il messaggio è diventato più
diretto.
KT - Proprio mentre noi stavamo lavorando all'episodio 16, Hideaki Anno si
occupava dell'episodio 14, in cui c'è il monologo-poesia di Rei Ayanami.
Probabilmente è stato allora che abbiamo iniziato a vedere la direzione
di Eva, che ci stavamo spostando verso un tipo di storia introspettiva. Ecco perché
la parte A dell'episodio 16 è come una storia normale. In questo senso,
il confine tra le parti A e B dell'episodio 16 può essere considerato la
linea di demarcazione tra il davanti ed il retro di Evangelion. [Nota: l'episodio
14 è Seele, il Trono dell'Anima (Zeele, tamashii no za). All'inizio della
parte B i sentimenti di Rei vengono da un monologo-poesia].
-- Cosa pensava dello sviluppo durante la seconda metà della serie
TV?
KT - Non ci pensavo. The schedule was an utter disaster and the number of
cels plummeted, quindi ci sono state alcune parti in cui la qualità ha
sofferto. Comunque, la tensione dello staff, che diventava sempre più disperato
e frenetico, sicuramente è evidente nel film.
-- Capisco.
KT - Ai tempi in cui il sistema produttivo stava completamente cadendo a
pezzi, aleggiava l'opinione «se non possiamo fare un lavoro soddisfacente, a
che serve continuare?», ma io non la pensavo così. La mia opinione era «perché
non mostriamo l'intero processo incluso il nostro collasso». Capisce, renderlo
un lavoro che mostrasse tutto, inclusa la nostra incapacità a creare un prodotto
soddisfacente. Io mi immaginavo che «fra circa dieci anni, se guardiamo indietro
verso qualcosa che abbiamo fatto quando eravamo fuori di testa, non staremo male
anche se la qualità non era così buona».
-- Davvero?
KT - Così, indipendentemente dalla forma finale, pensavo che fosse grandioso
essere semplicemente in grado di portare a termine la serie TV.
-- La conclusione infine ha avuto la forma di un film con due uscite separate,
in primavera ed in estate.
KT - Ero terrorizzato quando seppi che non avremmo finito solo con l'uscita primaverile,
e che il nostro lavoro sarebbe dovuto andare avanti fino all'estate. Dopo aver
visto la reazione dei fan all'uscita primaverile, ero abbastanza depresso. È
qui che iniziai ad avere di nuovo ad avere quel dubbio, che «lo sapevo - solo
un sacco di lavoro inutile». Fu davvero uno shock.
-- Lei è stato il regista di questo film, The End of Evangelion.
KT - Regista è solo un titolo - il lavoro non era diverso dal produrre gli episodi
TV. È per questo che sono citato come produttore della parte dell'episodio 25'.
-- Non ha lavorato per niente nell'episodio finale?
KT - Come regista no. Ma ho aiutato con la colorazione all'ultimo momento.
-- Come ci si sentiva a poter fare l'episodio 25'?
KT - Non ho fatto nessuno sforzo speciale solo perché doveva essere sul grande
schermo, ma ho provato ad affrontarlo con lo stesso spirito di quando facevo
la serie TV. Non volevo diventare troppo zelante.
-- Quindi, è stato in grado di lavorare in maniera rilassata?
KT - Probabilmente ero più entusiasta per episodi 1 e 2. Comunque, un compito
tremendo.
-- Ci sono state delle scene che ha gradito particolarmente o a cui ha dedicato
una speciale attenzione?
KT - Quando l'Eva 02 viene colpito all'occhio sinistro dalla Lancia. È davvero
difficile esprimere una sensazione di un dolore come quello, ma quando ho visto
la sequenza completa pensai che avevamo fatto un buon lavoro. Non capita spesso
di pensarlo.
-- Cambiando discorso, si dice che il lavoro Evangelion rifletta essenzialmente
le immagini mentali del regista Anno. Essere coinvolto in un progetto come questo,
ci sono state aree in cui lei era in disaccordo col modo di pensare o di fare
le cose del regista Anno?
KT - Penso che chiunque lavori come regista debba avere questi aspetti. Dopotutto
i lavori che contengono queste parti sono i più interessanti. In questo senso,
non trovo molto divertenti i cosiddetti lavori "di intrattenimento".
-- Quindi eravate sempre d'accordo?
KT - Certamente. Ma questo non significa che potevo sincronizzarmi ai sentimenti
di Shinji. Non significa neanche che ero in grado di comprendere i sentienti
di Shinji = Anno.
-- Capisco. Allora, è vero che i sentimenti di Shinji sono i sentimenti del
regista Anno?
KT - Per dire la verità non ne sono certo, ma come minimo ho provato a lavorare
al progetto con questo punto di vista. È per questo che nelle sessioni di pianificazione
del copione dicevo sempre qualcosa tipo «Non è troppo eroico per Shinji dire
questo? Hideaki Anno non è questo grande eroe».
-- Nell'episodio 25' Shinji diventa totalmente avvilito.
Significa che anche il regista Anno lo è stato?
KT - Penso che la tensione di Hideaki Anno dopo la conclusione della serie TV sia
probabilmente caduta a quel livello.
-- Guardando il flusso delle emozioni di Shinji, sento qualche dissonanza
vedendo l'episodio 25' immediatamente dopo l'episodio 24.
KT - Questo può essere vero in termini di flusso emozionale. È perché dal punto
di vista delle persone che hanno realizzato il film, il lavoro sull'episodio
25' è iniziato quasi un anno dopo l'episodio 24. L'episodio TV 25 è molto più
legato emozionalmente all'episodio 24.
-- L'edizione cinematografica è stata fatta per corrispondere allo stato d'animo
del regista Anno?
KT - Credo di sì. C'era un tempo in cui Hideaki Anno voleva chiaramente provare
uno sviluppo più catartico. Non è finita così, ma non credo che abbiamo mentito.
-- Con "mentire" intende concludere improvvisamente con qualcosa tipo «l'amore
ha salvato il mondo»?
KT - Esattamente. E non abbiamo fatto questo in questo film. Non ho nessuna insoddisfazione
alla fine. Mi piace davvero.
-- Alla fine di questo film, sembra che Shinji abbia raggiunto una specie
di equilibrio riguardo i problemi del cuore.
KT - Beh, la mia opinione personale è «abbiamo davvero bisogno di complementare
questi problemi del cuore?». Indipendentemente dal fatto che noi siamo o meno
complementati, abbiamo problemi, o troviamo le nostre risposte, le relazioni
interpersonali esistono, ed il mondo va avanti. Penso che l'ultima scena significa
che la vita va avanti, ma potrei sbagliarmi.
-- Alla fine, Evangelion è stata una storia sulla comunicazione - almeno
giudicando dall'ultima scena.
KT - Questo era l'intento dall'inizio della serie TV. Questo è ciò che ho tentato
di produrre dall'episodio 2 in poi.
-- Sì, c'era la scena in cui Misato e Shinji parlano mentre misurano la distanza
tra loro nell'appartamento di Misato, vero? Sebbene sembrasse che iniziassero
a star bene insieme, Shinji pensava «Sembra una brava persona, ma...», mentre
Misato pensava «Mi chiedo se vede attraverso di me».
KT - C'erano anche altre scene nell'episodio 2. Per esempio, quando Misato parla
a Shinji ma non entra nella sua stanza. Anche nell'episodio 3, hanno una conversazione
casuale al mattino, ma non si guardano l'un l'altra. Come se guardassero attraverso
una porta appena aperta, ma sconnessi. Lo stesso tra Shinji e Rei, e tra Shinji
e suo padre. Non è una sorpresa che c'era molta comunicazione distante e difficile.
-- Capisco. Così il tema è rimasto lo stesso attraverso tutta la serie?
KT - Esatto.
-- Cosa pensa adesso, guardando Evangelion con il senno di poi?
KT - Beh, mi piaceva davvero l'atmosfera che c'era quando lavoravamo alla
serie TV. Una serie TV è l'unico modo in cui di ricevono delle risposte
mentre si è ancora in fase di produzione. Ci arrivavano commenti come «L'episodio
di oggi non è piaciuto» o «Wow! L'episodio di oggi è
stato un successone!», e si rifletteva negli episodi che stavamo producendo
in quel momento. In questo senso, è come un'esibizione dal vivo. Probabilmente
Hideaki Anno si è sentito mailssimo dopo aver letto quelle assurde e-mail
di critiche, avendo la serie osannata in maniera oltraggiosa in riviste subculturali.
Ma è perché Evangelion è
una storia sulla comunicazione inclusi gli equivoci come questi.
-- Ora addirittura gli uomini d'affari discutono dei misteri di Eva nei
bar (ride).
KT - (ride) Per esempio, Hideaki Anno dice che «gli appassionati di
anime sono troppo introversi, ed hanno bisogno di uscire di più».
Inoltre lui dovrebbe essere contento che anche i non appassionati guardano il
suo lavoro, no? Ma quando tutto fu detto e fatto, i commenti di Hideaki Anno su
Evangelion + Evangelion sono che questo è un messaggio rivolto agli appassionati
di anime, incluso se stesso e, ovviamente, anche me. In altre parole, per i non
appassionati è inutile guardarlo. Se una persona che è già
in grado di vivere e comunicare normalmente lo guarda, non imparerà niente.
-- Ma non è forse vero che tutte le persone che guardano Evangelion hanno
in realtà questo tipo di complesso da anime-fan? Non hanno in comune qualche
sentimento di disagio nel non essere in grado di entrare in confidenza col mondo?
KT - Sì, forse è così. Le dichiarazioni di Hideaki Anno sono sicuramente vere
guardando alla piccola cerchia di fan di anime, ma facendo un passo indietro
e guardando la cerchia molto più grande della gente giapponese in generale, possiamo
trovare lo stesso tipo di problemi. Non sono problemi specifici dei fan degli
anime.
-- Per concludere, ha qualche messaggio per i fan?
KT - Non trascinatevi dietro il passato. Trovate la prossima cosa che vi interessa.
-- Intende di non fissarsi con Evangelion?
KT - Già. È sempre meglio far finire qualcosa che è finito.